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Ducati 2026: Il Centenario tra Memoria Storica e Tensioni nel Box

Madonna di Campiglio,19 gennaio 2026

Nella cornice suggestiva del cinema di Madonna,
Ducati ha dato vita a un evento carico di magnetismo per presentare la sfida mondiale della
stagione 2026. Davanti allo stato maggiore di Borgo Panigale, al management Audi e alla stampa
internazionale, la casa emiliana ha celebrato un traguardo d’élite: il suo Centenario. Una
ricorrenza che, nel panorama europeo, solo Moto Guzzi ha potuto festeggiare prima d’ora.
La livrea: Il ritorno alle origini

L’ingresso dei piloti, avvolti in una coreografica coltre di fumo, ha svelato la nuova GP26. La livrea,
firmata dal celebre designer Aldo Drudi, è un tributo cromatico alla storia: il “Rosso Centenario”.
Si tratta di una tonalità opaca, vicina al color mattone, che richiama la leggendaria “Marianna”, la
prima vera moto da competizione della casa. Le grafiche bianche tagliano linee rese affilate da
un’aerodinamica estrema, con appendici e spoiler che ormai dominano ogni centimetro della
carena.


Due campioni, due stati d’animo
Il contrasto tra i protagonisti non poteva essere più netto:
• Marc Marquez, pragmatico e tagliente, ha liquidato i giudizi estetici con la freddezza del
predatore: “Una moto che vince è sempre bella”. Apparso in una forma fisica smagliante, quasi
“tirato a specchio”, lo spagnolo ha comunque preferito mantenere un velo di mistero sulle sue
reali condizioni, alimentando la suspense per i test di febbraio.

• Francesco Bagnaia, il nostro alfiere, è apparso invece insolitamente cupo. Nonostante la
consueta eleganza nelle risposte, il suo linguaggio del corpo — braccia conserte e sorrisi di
circostanza — tradiva un evidente disagio. Il peso di una stagione precedente al di sotto delle
aspettative e l’ombra ingombrante di Pedro Acosta (dato da molti come già contrattualizzato per il
futuro) sembrano gravare sulle spalle del campione piemontese.

Il nuovo regolamento: Una sfida (poco) gradita
Interrogati sulle rivoluzioni tecniche del 2026, i piloti si sono mostrati cauti. È emerso però un
certo scetticismo verso le comunicazioni radio in tempo reale nel casco: una distrazione
considerata superflua da chi è abituato alla solitudine assoluta della pista. Ma il regolamento è
tracciato e, come recita il nuovo mantra di Borgo Panigale: “A century made of seconds”. Il
tempo, ora, si misurerà solo sui cronometri dei test invernali.

Un’ultima riflessione
C’è chi, tra i presenti, non ha potuto fare a meno di guardare con nostalgia al passato. Nel 2007,
Casey Stoner conquistava il primo titolo mondiale motoGP con una Ducati profondamente
diversa: telaio a traliccio e l’iconica distribuzione Desmodromica esibita con orgoglio. Era una
moto meno complessa, forse più pura. Ma la storia corre veloce e la GP26, pur con la sua
estetica condizionata dai flussi d’aria, è pronta a scrivere il prossimo secolo di corse.

 

 

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